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L’ultimo pretesto
Grave, gravissimo, perché mette sott’accusa le opinioni e la libertà di pensiero, con l’obiettivo strategico di paralizzare il dissenso, punire i reprobi e liberarsi degli avversari interni. Sul punto rinvio al fondo di Pierlugi Battista sul Corriere della Sera, che condivido pienamente. Fabio Granata esprime da tempo, e non da ieri, delle opinioni sulla strage di via D’amelio, nella quale perse la vita il giudice Paolo Borsellino. Le sue opinioni collimano con quelle della Procura nazionale antimafia e di tre Procure, che ancora indagano su quella tremenda strage, che SICURAMENTE non fu solo di mafia. Può aver torto, può aver ragione. Comunque sia, le sue affermazioni non possono essere oggetto di valutazione disciplinare. A ben altro dovrebbero provvedere oggi i probiviri del partito, che non mi pare siano stati mai invocati, nonostante in tutta Italia, dalla Sardegna alla Toscana, dalla Sicilia alla Lombardia, dalla Campania alla Calabria, ben numerosi siano stati i casi di disdicevole condotta che hanno avuto come protagonisti importanti esponenti del Pdl. Le minacce di Lupi, di Valducci, di Larussa e di Alemmanno, quindi, ci lasciano del tutto indifferenti. Sulla mancata concessione del regime di protezione al pentito Spatuzza, fra Fabio Granata e Alfredo Mantovano vi sono state diversità di valutazione. Succede, ma questo nulla toglie alla totale e indiscussa fiducia e alla stima personale, politica e professionale, che tutti, da chi scrive allo stesso Granata, abbiamo per il nostro bravo Sottosegretario agli Interni, da sempre e con successo schierato sul fronte della legalità e contro tutte le mafie. Spiace, invece, osservare che l’ordine di attacco sia venuto direttamente dal Cavaliere e che quella che fu la componente di An più lontana da Forza Italia abbia prestato la sua convention per questo plateale e virulento attacco, che ha per pretesto Fabio Granata e per obiettivo Gianfranco Fini. Siamo giunti, allora, alla resa dei conti, alla rottura traumatica del Pdl? Penso ancora di no, perché Silvio Berlusconi per primo dovrebbe avvertire tutti i rischi di una fine traumatica del partito, che lui stesso ha promosso e fondato. Credo, invece, che ci troviamo solo davanti a un nuovo, più virulento, gradino della guerra interna avviata contro Gianfranco Fini e i suoi amici. Colpendo il più esposto, e anche il più debole, dei finiani, da un lato, si vuole provocare ulteriormente il Presidente della Camera e dall’altro, si vuole spaventare i suoi amici, applicando la vecchia legge di Mao, colpisci uno per educarne cento. Fini non cadrà nella trappola e i finiani non si faranno intimorire. Fini manterrà alto il profilo della sua battaglia, non facendosi trascinare in polemiche pretestuose e personali, mentre tutti i finiani dovranno mantenere i nervi saldi, senza farsi tentare dalla facile provocazione. L’unità del Pdl va preservata ad ogni costo, pur continuando a batterci, perché, nel partito che si richiama alla libertà, siano garantiti autentici spazi di libertà e di democrazia.

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03/08/2010
Dove ci porterà l’ira funesta del Cavaliere? Alle elezioni anticipate o, almeno, questo è il suo obiettivo.
28/07/2010
Avremmo voluto occuparci oggi solo di Mezzogiorno. Questione seria, drammatica e colpevolmente sottovalutata. Ma da Orvieto è partito l’attacco.
21/07/2010
“Il coordinatore regionale dell’Udc dice che la corsa di Vendola alla nomination nazionale preclude qualsiasi possibilità di collaborazione

09/06/2010
“La buona educazione prevede che alle lettere si risponda; ma Nichi Vendola non ha mai brillato per buona educazione.”
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