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Ma ora tocca a Verdini
Confesso che Denis Verdini non mi è stato mai gran che simpatico. Questione di pelle. Per giunta, non ho mai trovato una sola ragione che giustificasse la sua carica di massimo responsabile del più grande partito italiano. Evidentemente vanta meriti che i più ancora non conoscono. Ciò non di meno, anche a favore dell'on. Verdini vale la costituzionale presunzione d'innocenza. Egli è anche il coordinatore nazionale del mio partito. C’è più di una ragione, quindi, per augurarmi che venga pienamente prosciolto da ogni accusa. Ammesso che una qualche accusa possa essere formulata contro di lui, posto che, come ha acutamente osservato il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, i fatti che emergono allo stato difficilmente potrebbero concretizzare a suo carico il reato di corruzione. Queste cose almeno il mio collega Ignazio Larussa le conosce benissimo, solo che la questione che investe Verdini, e che riguarda il Pdl, non é una questione giudiziaria. Di quella si occuperanno i giudici e gli avvocati. Quella che riguarda noi é la questione politica. Verdini é a capo del più grande partito italiano, che é composto, nella sua stragrande maggioranza, da persone per bene. In ogni parte d'Italia, in paesi piccoli e grandi, ci sono migliaia di militanti, di dirigenti e di eletti, che quotidianamente, con impegno e disinteressatamente, si spendono per affermare le idee e i programmi di questo partito, nel quale credono e nel quale hanno riposto le loro speranze. Almeno a costoro l'on. Verdini deve qualche spiegazione. Dovrebbe spiegare, senza alcuna zona d'ombra, quali rapporti egli abbia con uno dei personaggi più equivoci e controversi della storia italiana, quel Flavio Carboni, entrato e uscito da tante storie di sangue e di malaffare della prima repubblica e col quale nessuno di noi andrebbe a cena. Credo che queste spiegazioni siano un atto dovuto, nei confronti di tutta la classe dirigente del Pdl. Prima arrivano, meglio é. Il resto, poi, dipenderà dalla sua sensibilità. Personalmente gli consiglierei di dimettersi. Egli per primo, e proprio per la carica che riveste, dovrebbe avvertire il bisogno di tutelare il suo partito da ogni sospetto e da ogni illazione. E lui per primo, che é un navigato uomo di mondo, converrà senz'altro che frequentare, e invitare a cena nella propria abitazione, un personaggio come Flavio Carboni di sospetti e illazioni ne fa sorgere a iosa.

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09/06/2010
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