News

Varata la legge-bavaglio: i dubbi restano
Personalmente continuo a pensarla in maniera assai netta e precisa. Questa legge non andava approvata. Né nel testo uscito dal Senato, né in quello precedentemente licenziato dalla Camera e nemmeno in quello che potrebbe uscire dal nuovo esame della Camera. Più semplicemente, questa legge andava ritirata e rinviata a tempi migliori. Ben altre, infatti, sono le urgenze da affrontare. Fortunatamente non sono un parlamentare nazionale e, pertanto, non vivo sulla mia pelle il difficile e lacerante conflitto fra le ragioni della coscienza e quelle del partito. Penso, però, che a dettare la linea a Fini, e ai suoi parlamentari, non siano state tanto banali e riduttive ragioni di partito, quanto una superiore ragion di Stato. Che, alla fine, ha avuto la meglio nelle sue valutazioni, dimostrando che il Presidente della Camera, a differenza di altri, prima di essere un leader di partito, è un vero uomo di Stato. Fini, infatti, non ha salvaguardato solo l’unità del Pdl, alla quale tiene senz’altro, ma che non considera un valore in sé, tale da primeggiare sulla sua coscienza, ma ha salvato sopratutto il Governo, mettendolo al riparo da una crisi, che sarebbe apparsa inevitabile, nel caso in cui il voto del Senato fosse stato diverso da quello che si è avuto. Una crisi evitata, non per fare un favore a Silvio Berlusconi, ma a tutto il Paese che, in questo gravissimo momento di crisi economica mondiale, tutto può permettersi, meno che una vacanza del governo. Cosa accadrà ora? Difficile fare delle previsioni, anche perché Silvio Berlusconi ce la mette tutta per rendere il clima sempre più incandescente. Le sue esternazioni in tema di giustizia, Costituzione e libertà di stampa non rendono più agevole il cammino della legge e la ricerca di un accettabile compromesso anche con l’opposizione parlamentare. In questo momento, per esempio, attrarre almeno l’Udc nell’area di un possibile accordo su questa legge potrebbe tornare molto utile a Berlusconi, anche per contenere le manovre di Fini. Sta di fatto, però, che il Cavaliere prediliga, invece, lo scontro e la drammatizzazione del confronto. E bisogna dargli atto che, sino ad oggi, l’appello alla scelta di campo, al “con me o contro di me” l’ha sempre favorito e visto vittorioso. Accadrà ancora una volta? E’ possibile, visto i precedenti. Però, potrebbe anche andare diversamente. Non tutte le partite si vincono allo stesso modo e la fortuna non è detto che ci accompagni per sempre, anche perché la statistica ci dice pure che, dopo un certo numero di vittorie, una sconfitta è assolutamente inevitabile. Cabala e statistica a parte, però, è sempre bene tener conto anche del costo della partita. La legge sulle intercettazioni passa ora alla Camera. Sarà licenziata prima dell’estate, come chiede un Cavaliere, che ci dicono furente, oppure a settembre, come chiede l’opposizione, che, per bocca del pur mite Dario Franceschini, minaccia un “Vietnam parlamentare”. In ogni caso, ci regalerà ulteriori e pesantissime polemiche, in Parlamento, sulla stampa e nel Paese, con nuove e profonde lacerazioni fra il partito di maggioranza e larghi strati di opinione pubblica, oltre a interi, e non irrilevanti, comparti della società italiana, come la magistratura, la stampa, l’editoria e la cultura. Poi toccherà al Presidente della Repubblica fare una prima valutazione della costituzionalità della legge. La sua decisione, che non si esclude possa essere negativa, potrebbe provocare un ulteriore, gravissimo e delicatissimo strappo istituzionale fra Governo e Capo dello Stato. Infine, la legge entrerà finalmente in vigore, immagino, con grande soddisfazione del premier, dei suoi cortigiani osannanti e, probabilmente, anche di qualche delinquente, appartenente alla casta puzzolente degli intoccabili o al giro criminale di mafia, camorra e ndrangheta. A quel punto, il Vietnam, minacciato ora solo in Parlamento, scoppierà sui giornali, alcuni dei quali hanno già preannunciato la disubbidienza civile, su internet e nei teatri, dove i divieti della legge non saranno operanti, nelle aule di giustizia, dove numerosi si annunciano i processi a giornalisti e editori, nelle piazze del paese, dove troverà una saldatura incendiaria con i lavoratori in lotta contro la crisi, le “fabbriche” vendoliane in cerca di facili consensi per il loro capo, i girotondini, i grillini, il “popolo viola”, i dipietristi, i no global e i centri sociali. La legge, poi, finirà certamente innanzi la Corte Costituzionale a Roma e alla Corte dei diritti dell’uomo a Strasburgo. E’ possibile che la legge in alcuni punti venga cassata, per vizi di costituzionalità, e che la Corte di Strasburgo condanni lo Stato italiano per violazione del diritto alla libertà d’informazione. Tutto questo potrà accadere in un arco di tempo di circa due o tre anni, ovvero nell’arco di tempo che ci separa dalle prossime elezioni, con ampio sputtanamento interno e internazionale della maggioranza, del governo e del suo premier, e con una sostanziale paralisi dell’attività politica e parlamentare, prevalentemente assorbite da questo “Vietnam dell’informazione”. Si faccia avanti chi può darmi una sola ragione per convincermi che questo scenario è da preferire a ogni costo a una straordinaria e salvifica stagione di grandi sforzi unitari e di sacrifici collettivi e personali, per affrontare coraggiosamente la grave crisi economica, renderla meno dolorosa per il Paese e le sue componenti più deboli, fare le riforme necessarie e attese da decenni, rilanciare, infine, l’economia e la competitività. Negli scarsi tre anni di legislatura, che ci restano prima delle elezioni.

Inserisci un commento

Da :
Testo :

03/08/2010
Dove ci porterà l’ira funesta del Cavaliere? Alle elezioni anticipate o, almeno, questo è il suo obiettivo.
28/07/2010
Avremmo voluto occuparci oggi solo di Mezzogiorno. Questione seria, drammatica e colpevolmente sottovalutata. Ma da Orvieto è partito l’attacco.
21/07/2010
“Il coordinatore regionale dell’Udc dice che la corsa di Vendola alla nomination nazionale preclude qualsiasi possibilità di collaborazione

09/06/2010
“La buona educazione prevede che alle lettere si risponda; ma Nichi Vendola non ha mai brillato per buona educazione.”
Facebook La notizia puglia d'oggi  Segnala il sito ad un amico Iscriviti alla newsletter