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Contro Gianfranco randellate di Feltri e censura del Pdl
Le obiezioni al disegno di legge sulle intercettazioni? Mero ostruzionismo parlamentare. Lo stesso, a ben ricordare, accadde anche per il caso Englaro, quando i distinguo di Fini furono attribuiti più all’influenza della sua nuova compagna che a una sua diversa concezione della laicità dello Stato. Persino lo strappo sul fascismo e sulle leggi razziali fu da alcuni rappresentato solo come una furba scorciatoia per la sua carriera personale. Se si eccettuano le violente bordate alzo zero e le ricorrenti campagne, autenticamente diffamatorie, poste in atto dal Giornale e da Libero, la tesi che più largamente filtra all’interno del Pdl e fatta propria da un’ipocrita maggioranza finto moderata, mira sistematicamente a svilire la sostanza politica delle posizioni di Fini, derubricandole quasi sempre a una questione personale, fatta di invidie, rancori e gelosie. A contrastare questa ridicola tesi “minimalista” basterebbe osservare che, se la coraggiosa battaglia dell’ex leader di An fosse circoscrivibile solo a una mera questione di potere personale, egli si sarebbe ben guardato dallo sciogliere il suo partito, del quale aveva il massimo consenso e controllo. A ben guardare, però, questa è la tesi più subdola e pericolosa, perché, sebbene apparentemente meno aggressiva di quella portata avanti dai due quotidiani di area, manifesta una marcata tendenza alla genericità e alla superficialità. Può accadere così che anche i necessari e doverosi distinguo di Fini in tema di lotta alla mafia e alla criminalità organizzata, invece di trovare, come sarebbe logico, il generale consenso della maggioranza moderata del Pdl, vengano superficialmente registrati come il “fastidioso controcanto del signor no”. Non stiamo certo al “compagno Fini” di Vittorio Feltri, ma la strada è la stessa. Cambiano solo i toni, non la sostanza e, men che meno, l’obiettivo. Ancora più subdolo il tentativo messo in atto in queste ore, dopo il quasi accordo sulle intercettazioni telefoniche. Personalmente, in questo momento, io non voterei alcuna norma in tema di intercettazioni. È un fatto, però, che le obiezioni avanzate dai parlamentari finiani, cautamente e discretamente appoggiate anche da ambienti della presidenza della Repubblica, abbiano convinto il Cavaliere e i più intransigenti dei suoi collaboratori a modificare almeno le parti più inaccettabili del testo proposto. Senza dubbio è questo un grande successo di Gianfranco Fini e dei suoi amici e la prova provata che, con lui, il Cavaliere dovrà sempre fare i conti. Con quali reazioni? I finiani opportunamente non hanno gridato alla vittoria e sono stati molto cauti, per non correre il rischio di vanificare il successo, irritando soprattutto i vecchi amici di An. La maggioranza berlusconiana, invece, per non dare atto a Fini del successo ottenuto, ha finito per ignorare le sue obiezioni, dicendo di accogliere solo i rilievi del Colle. Come se quelli di Fini, identici nella sostanza, non ci fossero mai stati. Insomma, dove non bastano le randellate di Feltri, si può sempre provare con la censura. Eppure Fini, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Oggi, è solo grazie a lui, se in Italia si può ancora parlare di una destra plurale, democratica, laica, europea. Senza Fini avremmo un Pdl, totalmente identificato, nel bene e nel male, con la figura e le fortune di Silvio Berlusconi. Un Pdl, che esiste e vince grazie a Silvio Berlusconi e che, senza di lui, rischia di perdere e implodere. Una situazione che non ha eguali in nessun’altra democrazia occidentale e in nessun’altra famiglia del Partito popolare europeo. Un Pdl che in Europa appare spesso appesantito dalle accuse di corruzione rivolte a molti suoi esponenti di primo piano, da un disinvolto stile di vita del suo leader, da un suo più volte denunciato conflitto d’interessi, e che, a volte, è percorso anche da un vago scetticismo antieuropeista, da pulsioni populistiche e plebiscitarie, e da preoccupanti sintomi di un ingombrante culto della personalità. Insomma, oggi sembra essere più Fini che Berlusconi il più omologo alla grande tradizione democratica del Partito popolare europeo, ma la maggioranza finto moderata del Pdl sembra non essersene ancora avveduta.

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28/07/2010
Avremmo voluto occuparci oggi solo di Mezzogiorno. Questione seria, drammatica e colpevolmente sottovalutata. Ma da Orvieto è partito l’attacco.
21/07/2010
“Il coordinatore regionale dell’Udc dice che la corsa di Vendola alla nomination nazionale preclude qualsiasi possibilità di collaborazione

09/06/2010
“La buona educazione prevede che alle lettere si risponda; ma Nichi Vendola non ha mai brillato per buona educazione.”
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