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Una lezione per il Pdl pugliese senza guida
Non so chi, dove, quando e come l’abbia maturata e decisa. Non ricordo un solo confronto serio e approfondito, né riunioni o dibattiti, ammesso che sia ancora questo il metodo utilizzato dal partito di maggioranza per prendere una decisione. Deduco dagli intereventi, dai voti e dai comportamenti assunti in Consiglio comunale e in Consiglio regionale che il Pdl sia a favore dell’autonomia delle frazioni. Mai posizione fu più errata. Comunque la si veda. Cominciamo a sgombrare il campo dagli interessi e dalle strumentalizzazioni elettorali, soprattutto se di singoli candidati. L’argomento è troppo importante per essere influenzato dalla simpatia o meno di poche migliaia di voti. Il Pdl non è un partitino a caccia di facili consensi e pronto, per conquistarli, a cavalcare qualsiasi protesta o movimento popolare. Il Pdl non è un partito accattone. È un grande partito, che si candida a riconquistare la Regione e in futuro a guidare nuovamente la città di Bari. Deve, pertanto, pensare in grande e pensare responsabilmente. Guardando all’oggi, ma soprattutto al domani. Tenendo, ovviamente, in conto le volontà di tutti i cittadini, sia di quelli che vivono nelle frazioni, come di tutti gli altri. Un partito così non può farsi condizionare dalle pulsioni contingenti e dal movimentismo minoritario di poche centinaia di cittadini. Intendiamoci, anche la voce e la protesta di un singolo cittadino va ascolta e considerata, ma spetta sempre al partito, nella sua collegialità, e con una visione dei problemi necessariamente più alta e più generale, assumere una linea politica che sia rispettosa prioritariamente degli interessi generali e poi, se possibile, anche di quelli particolari. In gioco, in questa partita, c’era soprattutto la sopravvivenza della città metropolitana di Bari, con le sue enormi potenzialità, i suoi progetti, i suoi diritti e i suoi possibili, ingenti finanziamenti. Si poteva mettere tutto questo a rischio, facendo scendere il numero degli abitanti di Bari sotto la soglia minima delle trecentomila unità? Evidentemente, no. Anche se, per ignavia di tutti, la città metropolitana di Bari è ancora oggi solo una chimera che, comunque, già consente a un sindaco allegrone, e senza sostanziale opposizione, di sperperare un fiume di pubblico denaro in incarichi e consulenze a volte inutili e, sempre, clientelari e di cortesia. Nell’assumere le decisioni e i comportamenti noti, il Pdl comunale e regionale sembra non aver tenuto in alcun conto questo rischio, dimenticando anche la tradizionale e storica posizione della destra e del centrodestra a favore del progetto e del sogno di una grande Bari, capitale economica e politica del Mezzogiorno più avanzato e moderno e, grazie anche a coesistenti ragioni religiose, storiche e culturali, proiettata verso il Levante e nel Mediterraneo. Sembra che molti abbiano già dimenticato le opere e i disegni di Araldo di Crollalanza e, al di là delle ricorrenti e rituali citazioni, anche cosa Pinuccio Tatarella andava dicendo e facendo da assessore al Mediterraneo della città di Bari. Nel dimenticatoio sono finiti anche l’impegno e gli sforzi dell’ultimo sindaco di centrodestra, Simeone di Cagno Abbrescia, che durante il suo mandato tanto si spese per l’avvio della città metropolitana. Non ho ascoltato il dibattito e gli interventi dei consiglieri del Pdl, in Comune e in Regione, e, quindi, ignoro se questi temi siano stati trattati durante la discussione. Giudico, come del resto capita sempre alla totalità dei comuni cittadini, tenendo conto solo di ciò che appare, ovvero delle espressioni di voto e di non voto. E da ciò che appare, sembra che il Pdl abbia ignorato tutto questo, lasciando totalmente campo libero al sindaco Michele Emiliano, rimasto solo a difendere gli interessi, il progetto e il sogno di una grande Bari. Proprio lui, che sul tema era stato lungamente e largamente inadempiente per tutto il suo primo mandato. Oggi, però, a pericolo scampato e a risultato acquisito, solo lui può legittimamente ergersi a unico e solitario difensore della città di Bari. Grazie anche alla miopia, alla improvvisazione e alla confusione di un Pdl, che in Puglia non ha una guida autorevole e competente e che, soprattutto a Bari, difetta di un progetto politico coerente e condiviso. Un Pdl, ridotto oggi, ad inseguire una minoranza protestataria, che addirittura minaccia di disertare le urne. Una operazione a perdere, un vero capolavoro suicida. Complimenti vivissimi ai caporali promotori e a tutti gli altri, che si sono fatti passivamente e silenziosamente trascinare, pur di non perdere il maledetto vizio di non disturbare, e inimicarsi, il manovratore. Qualcuno mi dirà che nelle frazioni ci sono mille problemi e un milione di carenze. Che il sindaco e la giunta se ne fregano, li ignorano e non fanno niente per loro. Verissimo. Che il Pdl si impegni, allora, anche quotidianamente e, se necessario, pure con azioni clamorose, per denunciare l’inerzia e la latitanza del sindaco Emiliano. Questo è ciò che deve fare, senza sconti e senza distrazioni, un partito che sta all’opposizione e che vuole tornare al governo della città. Protestare duramente e, insieme, progettare e proporre con serietà ed autorevolezza. La città metropolitana e la sua realizzazione potrebbero essere il terreno di confronto per cominciare a costruire un’alternativa reale e credibile a Michele Emiliano. Ne sarà capace il Pdl? A proposito, qualcuno, soprattutto fra quelli abituati sempre a tacere, mi farà osservare che, con queste critiche, si corre il rischio di far perdere voti al centro destra. È vero, il rischio c’è. Ma trattasi, appunto, solo di una possibilità. Poca cosa rispetto alla certezza di voti ed elezioni, già persi per errori commessi da pochi, ma passivamente subiti dalla “maggioranza silenziosa” del Pdl.

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09/06/2010
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