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Puglia d’oggi sta per chiudere. Il nostro Sos.
Puglia d’oggi lancia l’S.O.S. Stiamo per chiudere. Sì, cari lettori, avete letto bene. Questo giornale sta per tirare le cuoia. Il bilancio è in rosso, i costi sono diventati proibitivi, la pubblicità è scarsa, finanziamenti pubblici non ne abbiamo, e i lettori di giornali – tutti, non solo i nostri – di anno in anno continuano a diminuire. In queste condizioni tenere in piedi una impresa editoriale – perché di questo si tratta – è una pazzia. L’abbiamo fatto sino ad oggi, con le sole nostre risorse, ma da soli non ce la facciamo più. Dovevamo chiudere già sul finire dell’estate scorsa, ma prima di buttare la spugna definitivamente, abbiamo voluto tentare un’ultima carta. Abbiamo raddoppiato il formato del giornale e, per quanto possibile con le nostre modeste forze, abbiamo anche cercato di migliorarlo. Da quanto ci dicono, ci siamo anche riusciti: il giornale piace, è seguito ed è apprezzato, anche in campo avverso. Solo che i conti continuano a essere quelli di sempre. In rosso, come il colore della nostra testata. Siamo quindi di nuovo al bivio: o interviene un fatto nuovo, una netta inversione di marcia, oppure si chiude. Certo, dispiace aprire con una simile notizia il primo numero del giornale, mentre ancora è viva in tutti noi la gioia e la soddisfazione per aver raggiunto l’ambizioso traguardo dei cinquant’anni di vita della testata. Qualcuno dirà che non è bello e forse non lo è per davvero. Dovremmo gioire e festeggiare, come in effetti abbiamo festeggiato, ma purtroppo, se nelle prossime settimane non accadrà qualcosa di forte, di importante e di collettivo, la nostra potrebbe essere stata anche una festa d’addio. Puglia d’oggi arrivò in edicola mezzo secolo fa. Lo volle, con coriacea determinazione, Pinuccio Tatarella, che, sebbene giovanissimo, seppe conquistarsi la fiducia di Ernesto De Marzio e Araldo di Crollalanza. Un piccolo manipolo di professionisti e imprenditori mise mano ai portafogli e nacque a Bari un giornale portabandiera di un’area, abbastanza vasta, di moderati, borghesi, liberi professionisti, agricoltori, commercianti e imprenditori liberali, cattolici, monarchici e missini. Nelle intenzioni doveva essere un quotidiano, ma la realtà (evidentemente anche allora più dura dei sogni) ne fece un settimanale. La necessità di avere un giornale All’epoca Bari e l’Italia erano alla vigilia di grandi cambiamenti. La Dc, in Parlamento come negli enti locali, si preparava a mandare in soffitta le alleanze centriste, che a volte erano state puntellate anche dalle destre, per aprire ai socialisti e inaugurare la lunga stagione dei vari governi di centro- sinistra. Per la destra barese avere un giornale diventò una necessità. Per sostenere le proprie ragioni e per contrastare il centrosinistra, al Comune come in Provincia. Attraversando mezzo secolo di politica pugliese, fra alterne fortune e anche con qualche interruzione, Puglia d’oggi è arrivato sino ai giorni nostri. Abbiamo festeggiato questo importante traguardo, ripubblicando il primo numero del giornale, per alcuni tratti ancora di straordinaria attualità, e ne abbiamo fatto omaggio anche al sindaco di Bari, Michele Emiliano, che, pur nel turbinio di una sua possibile candidatura alla Regione, ci ha cortesemente ricevuto a Palazzo di Città. Un segno di civile riconoscimento dei rispettivi ruoli, che legittima il contrasto delle posizioni e innalza il livello del dibattito politico. Passata la festa, torniamo alla realtà dei nostri giorni, che preannuncia, come cinquanta anni fa, grandi cambiamenti. Fortunatamente, nel senso inverso. A marzo si voterà per la Regione e, se non fosse per la comica confusione che regna nel Pd, oggi saremmo tutti già in campagna elettorale. Quando finalmente sarà terminata l’infinita tragicommedia, che sta dilaniando i resti di quello che fu il grande partito di massa della sinistra pugliese e che, stando alle ultime voci, rischia di trascinare nel baratro anche gli epigoni di quello che fu il grande partito dei cattolici, sul campo resteranno solo macerie e calcinacci, in mezzo ai quali si aggireranno, sfiniti, amareggiati e delusi, partigiani, tifosi e gruppuscoli dei due candidati, della sinistra e del centrosinistra, che celebreranno il cruento e definitivo divorzio del centrosinistra in Puglia. Viatico migliore non poteva essere preparato per favorire il trapasso dall’era vendoliana, che sarà ricordata come una parentesi della storia pugliese, ad un nuovo e più moderno centrodestra, che, riannodandosi alle precedenti eredità di Salvatore Distaso e Raffaele Fitto, sappia portare a compimento il progetto di trasformazione e modernizzazione del sistema Puglia. L’atto di diserzione, le armi e le munizioni Non partecipare a questa competizione sarebbe, per un giornale come il nostro, un atto di diserzione e di tradimento, e noi non vogliamo né tradire, né disertare. Per combattere, però, ci vogliono le armi e le munizioni. Per un giornale le armi e le munizioni sono i lettori, le copie vendute, gli abbonamenti sottoscritti, la pubblicità commerciale e istituzionale, il sostegno economico degli amici. Abbiamo lanciato l’S.O.S. e siamo ancora in tempo per salvare questa storica testata del centrodestra pugliese, la più antica, la più vitale e la più importante. Il nostro appello è rivolto a tutti gli elettori di centrodestra, a una vastissima area fatta di professionisti, commercianti, imprenditori, artigiani, artisti, professori, intellettuali, impiegati, lavoratori, pensionati, giovani, uomini e donne, a tutti i nostri lettori, e in particolare a tutta la classe dirigente dei moderati pugliesi, uomini di governo, parlamentari, amministratori pubblici, consiglieri regionali, comunali e provinciali. Ognuno può fare un piccolo o grande sforzo e tutti insieme possiamo contribuire alla vita di questo giornale, fondato da Pinuccio Tatarella, che – oggi come ieri – è il portabandiera di tutta l’area moderata pugliese. Attendiamo fiduciosi che ognuno faccia il suo, per scongiurare la fine di questo giornale. In campagna elettorale, con ogni probabilità, rivivremo lo spettacolo poco edificante di un vergognoso ed ostentato spreco di risorse per conquistare l’effimero e momentaneo consenso di un voto di preferenza. Noi, invece, vogliamo mantenere in vita e – se possibile – rafforzare uno strumento e un consenso ben più duraturi, come può essere la vita e le battaglie di un giornale che, di settimana in settimana, si fa portavoce ed interprete delle ragioni di tutti, contro la sventatezza e la supponenza della sinistra.

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03/08/2010
Dove ci porterà l’ira funesta del Cavaliere? Alle elezioni anticipate o, almeno, questo è il suo obiettivo.
28/07/2010
Avremmo voluto occuparci oggi solo di Mezzogiorno. Questione seria, drammatica e colpevolmente sottovalutata. Ma da Orvieto è partito l’attacco.
21/07/2010
“Il coordinatore regionale dell’Udc dice che la corsa di Vendola alla nomination nazionale preclude qualsiasi possibilità di collaborazione

09/06/2010
“La buona educazione prevede che alle lettere si risponda; ma Nichi Vendola non ha mai brillato per buona educazione.”
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