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Pdl, è il momento giusto per togliere il pallino di mano al governatore.
Il pallino è sempre in mano a Nichi Vendola e il governatore lo sta giocando. Abilmente, sino ad oggi, anche se nessuno è ancora in grado di indovinare il finale della partita, nella quale si muovono, di volta in volta, alleandosi, mischiandosi o contrapponendosi, strategie nazionali, interessi territoriali, ambizioni personali, lotte di potere fra i partiti e nei partiti, insieme a fatti imprevedibili ed eccezionali, come l’aggressione al premier, domenica sera a Milano. Vendola è in campo e non intende retrocedere. Lo ha detto a chiare lettere sia a Massimo D’Alema, che a Michele Emiliano. La sua campagna elettorale è già partita, ma i suoi toni sono ancora assai concilianti e distensivi. Il suo primo obiettivo, ora, è snidare Michele Emiliano, costringerlo a desistere, imprigionarlo al Comune di Bari, almeno sino alle prossime politiche. Per raggiungere lo scopo, non usa la clava, né le minacce. Meglio il ramoscello d’ulivo. Rivolgendosi a Emiliano, lo chiama «fratello», lo lusinga e lo riempie di elogi. Bari ha bisogno di un sindaco come lui. Non può privarsene. La legge elettorale gli dà una mano. Per candidarsi alla Regione, Emiliano dovrebbe dimettersi, correre senza paracadute e rischiare di perdere Comune e Regione. Un rischio troppo alto, anche per uno spericolato ambizioso come Emiliano, che si era detto pronto anche a correre in tandem con Adriana Poli Bortone. Una accoppiata inedita, ma assai improbabile e decisamente respinta dall’ex sindaco di Lecce, che non ha mai rinnegato la sua chiara matrice di destra. Certo, si potrebbe ancora cambiare la legge elettorale, per consentire al sindaco di correre alle regionali, senza dimettersi preventivamente, ma i tempi non ci sono. L’opposizione dei consiglieri regionali, di tutti gli schieramenti, non lo consentirebbe. Emiliano, in queste ultime ore, sta quindi valutando seriamente la possibilità di rinunciare alle sue ambizioni regionali. I suoi più stretti consiglieri gli stanno suggerendo di aspettare le politiche. Non è detto che questa legislatura duri cinque anni e, finalmente, Michelone potrà lasciare il Comune, che comincia ad andargli stretto. Se Emiliano si ritira, il Pd non ha un altro candidato da contrapporre a Vendola. Con chiunque altro, specie se della società civile, il Pd dovrebbe mettere in conto una forte emorragia elettorale. A favore di Vendola. E se Emiliano si ritira, anche D’Alema dovrà farsene una ragione. Certo, per il lìder Massimo sarebbe la prima, cocente sconfitta in terra di Puglia, ma anche per lui è sempre meglio perdere una battaglia, piuttosto che la guerra. Abbattuto il birillo Emiliano, Vendola continua il suo gioco e lancia ancora il pallino. Questa volta, non per rompere, ma per rafforzare l’alleanza. E si dice disposto a ragionare con tutti, e a rassicurare tutti, compresi i nuovi alleati di Udc e Idv. Assai difficilmente, però, Vendola potrà convincere l’Udc a modificare una posizione più volte ribadita e con abbondanza di motivazioni. A lui, in ogni caso, basta che il Pd riveda la sua posizione e torni ad appoggiare la sua candidatura. Che senso, infatti, avrebbe andare divisi a sinistra, senza nemmeno l’appoggio dell’Udc? Ricompattata la sinistra, Vendola, avrebbe ancora una mossa per tenere il gioco l’Udc. È il suo piano B, che potrebbe piacere anche a D’Alema, e prevede che l’Udc, non disposta a sostenere una candidatura del governatore rosso, corra alle regionali con un suo candidato presidente. Un moderato, capace di sottrarre voti al Pdl. Inutile aggiungere che il miglior candidato possibile per una simile operazione sarebbe sempre Adriana Poli Bortone. L’operazione sarebbe compensata con un bel po’ di assessori. Teoricamente tutto possibile. Solo che, conoscendo da un bel pezzo l’interessata, mi riesce assai difficile immaginare che la Poli Bortone possa prestarsi a una simile operazione e che lo stesso Pierferdinando Casini, dopo essersi opposto apertamente a una ricandidatura di Vendola, possa poi farsi strumento consapevole di una sua possibile rielezione. Esclusa questa ultima possibilità, va anche detto che ormai l’Udc ha tutti gli elementi per poter finalmente fare la sua scelta di campo, e concordare con il Pdl i confini dell’alleanza, il programma di governo e il nome del presidente. Avendo auspicato da sempre, e per primo, questa soluzione, raccomandando in ogni occasione calma e prudenza, posso oggi permettermi di chiedere a Raffaele Fitto, Pierferdinando Casini e Adriana Poli Bortone di chiudere subito questa partita, togliendo il pallino dalle mani di Vendola e offrendo a Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini una candidatura pugliese autorevole, vincente e unitaria. Una prova di federalismo politico, ancor prima di quello fiscale.

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03/08/2010
Dove ci porterà l’ira funesta del Cavaliere? Alle elezioni anticipate o, almeno, questo è il suo obiettivo.
28/07/2010
Avremmo voluto occuparci oggi solo di Mezzogiorno. Questione seria, drammatica e colpevolmente sottovalutata. Ma da Orvieto è partito l’attacco.
21/07/2010
“Il coordinatore regionale dell’Udc dice che la corsa di Vendola alla nomination nazionale preclude qualsiasi possibilità di collaborazione

09/06/2010
“La buona educazione prevede che alle lettere si risponda; ma Nichi Vendola non ha mai brillato per buona educazione.”
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